1976, Carrera è il primo marchio jeans in Italia.
Per arrivarci alla famiglia Tacchella non è mancato il coraggio di prendere decisioni azzardate tenendo conto dell'uscita dalla Guerra, della produzione di pantaloni di velluto alla zuava, la bambole e l'arrivo di Barbie, del denim in America e la carente richiesta dovuta al prezzo, della globalizzazione e del prodotto contraffatto.
A colpirmi è stato soprattutto il formato narrativo: una serie di ricordi disordinati che riaffiorano spontaneamente, con la stessa intimità e calore di quando ci si siede ad ascoltare i racconti dei nonni. Memorie personali, brevi cenni storici per contestualizzare l'epoca e profondi messaggi motivazionali s'intrecciano al cammino di un'intera famiglia. Particolarmente brillante l'uso delle espressioni in dialetto e delle citazioni disseminate nel testo, che impreziosiscono la lettura senza mai appesantirla.
Il punto di vista interno alla vicenda offre una prospettiva a 360 gradi. Emergono pensieri, timori, intuizioni e gioie dei protagonisti, sullo sfondo di un continuo avvicendarsi di generazioni, scelte e imprevisti. Tra le pagine si respirano valori autentici e intramontabili: passione, spirito di sacrificio, innovazione, avanguardia e il profondo senso di famiglia unita.
Ho adorato l'attenzione ai dettagli e la trovata geniale della parte finale, in cui il brand stesso viene personificato attraverso un'intervista originale e d'impatto.





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