Parole nel salottino: L'agosto incorporeo di Paoletta Maizza

 




Lara Armenise è una scrittrice che ha perso tutta la sua ispirazione. In un periodo di lockdown si nasconde in una casa piccola in campagna dove si illude di poter ritrovare la verve e ritornare nuovamente a scrivere. I suoi piani sono disturbati da un vicino che improvvisamente occupa la casa a fianco alla sua, completamente identica in ogni dettaglio ma diversa per la muffa che la ricopre e le porte marce. Il vicino sembra essersi stabilito per ristrutturarla e non andare via. Questo imprevisto scuote la giovane donna che, dapprima infastidita, trova poi nell’osservare il vicino quella curiosità che la spinge nuovamente e inconsapevolmente a scrivere di lui, appuntando continuamente le sue azioni quotidiane.

Nel ritmo lento della quotidianità, Lara scoprirà che il solo modo per essere in pace con sé stessa e accogliere nuovamente il suo cuore.



Un abbraccio è ciò che offre la prosa di Paoletta Maizza.
Una sensibilità unica che smuove nel profondo.
Chi la segue da tempo non può fare a meno di immergersi in ogni sua nuova pubblicazione per ammirare il suo percorso di crescita ed evoluzione.

"L'agosto incorporeo" è ciò che mette un timbro sulla sua metamorfosi: la narrazione è quasi una poesia che scalda l'animo, con un legame tra madre terra e nostalgia. 
Una nostalgia smossa non solo da un periodo complicato, ma anche da un vuoto da colmare.

Capita sempre nella vita di essere sicuri di alcune cose in modo così radicato da non saperselo spiegare.

I personaggi, i luoghi, gli odori e le situazioni fuoriescono dal libro diventando tridimensionali, grazie alle parole soppesate e alle emozioni sempre moderate dalla giusta situazione. È accoglienza, un porto sicuro dove rifugiarsi mentre la trama ci mette del tempo per carburare, per essere accettata nella sua interezza.

«Ti preoccupi per me perché sono in questa strana fase della mia vita?»
«Che fase?»
«Una specie di follia sotterranea. Ieri sera ti sarai accorto che sono andata via come una ladra...»
«Volevi restare da sola, non è mica una cosa folle.»
«Una persona normale non lo avrebbe fatto, ti avrebbe detto almeno ciao o dato una spiegazione.»
«Quando qualcuno cerca di dare spiegazioni alle sue emozioni è folle, non quando le asseconda.»

Paoletta ha saputo imprimere su carta tutti quei sentimenti, sensazioni, percezioni che è difficile anche solo provare. 
C'è delicatezza e rassegnazione in una trama essenziale che però racchiude tanto. 
Forse per pochi, per i più sensibili.
 
In alcuni punti diventa persino complicato scindere l'autrice dalla protagonista grazie alla sua autenticità e il suo modo pacato di lottare col destino.

Ho adorato gli intermezzi, i pensieri appuntati tra un capitolo e l'altro, i fogli con le blackout poem.

Nel mondo ci sono persone che sprecano la loro vita per inseguire chissà quale soddisfazione, che muoiono dilaniati da guerre inutili, che sprecano attimi di vera felicità non riuscendo a distinguerla in mezzo al caos della vita.

Impeccabile, non saprei cos'altro dire.









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