Lettere in bottiglia: Il canto del nemico di Tony Hillerman



Il canto del nemico di Tony Hillerman racconta la storia di Bergen McKee, un docente di antropologia all’università del New Mexico, che dopo aver intrapreso delle ricerche sul mito della stregoneria da parte dei nativi americani, cercherà aiuto in Joe Leaphorn, tenente di polizia che lavora nel dipartimento di legge e ordine della riserva. 


Tra i due non c’è solo un rapporto di collaborazione professionale, ma anche una leale e matura amicizia.

L’arrivo di McKee coincide con il ritrovamento di un giovane trovato morto nella riserva dopo essersi dato alla macchia in seguito a una rissa finita male. Mentre Leaphorn indagherà sul caso, Mckee continuerà a raccogliere informazioni per il suo libro in compagnia del collega Jeremy Canfiel e di Ellen Leon, giovane donna alla ricerca dell’uomo scomparso nella riserva. Tra i due, nel corso delle pagine, non solo nascerà un rapporto professionale, ma anche una matura, leale amicizia. 

Il canto del nemico è senza dubbio un thriller avvincente infatti dopo i primi capitoli, il ritmo si fa rapido e incalzante. Tuttavia il fascino del romanzo risiede altrove, più precisamente nell’incontro tra la razionalità “dell’uomo bianco” (rappresentata da Mckee) e la sapienza navajo (l’intuito investigativo di Leaphorn).

Al centro della storia ci sarà il mito navajo dell’Uomo Lupo che, aggirandosi nei luoghi del delitto, diffonde terrore nel popolo nativo il quale pur di allontanarlo ricorre agli antichi rituali. Sarà la cerimonia, l’indizio necessario per l’indagine.

“Perché mai una Via del nemico? Pensò a quel rituale scaturito dagli scontri tra i diné (i Navajo) e gli ute; a quanto ne sapeva, lo si utilizzava solo quando i membri del popolo tornavano a casa dopo essere rimasti per qualche tempo lontani dalla riserva… si ricordò ciò che aveva detto la donna: lo stregone era un forestiero…”

Una lettura dal ritmo incalzante che ha tenuta alta la mia attenzione e non vi nascondo che ho fatto fatica ad abbandonarlo, dopo averlo letto tutto d’un fiato. L’autore alterna le parti dialogiche a quelle descrittive, così come i punti di vista in terza persona. Mi è piaciuto soprattutto per la possibilità di entrare a far parte di un mondo magico a me sconosciuto, come quello dei nativi americani.

Pubblicato per la prima volta nel 1970, è il primo romanzo di Tony Hillerman e il primo della serie con protagonista Joe Leaphorn: non vedo l’ora che vengano ri-pubblicati anche i romanzi successivi!  


DESLY


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